Resident Evil Requiem – Recensione

Resident Evil Requiem è un videogioco survival horror d’azione, nonché il nono capitolo ufficiale del celebre franchise, sviluppato e pubblicato a livello internazionale da Capcom il 27 febbraio 2026 per Playstation 5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch 2 e Pc.

Narrativa

Il titolo è ambientato nell’ottobre del 2026 negli Usa e segue le vicende di due protagonisti: l’analista dell’FBI Grace Ashcroft, intenta ad investigare presso l’ormai abbandonato Wrenwood Hotel, dove la madre Alyssa fu uccisa anni prima, riguardo il ritrovamento di un misterioso cadavere, e l’agente speciale della DSO, agenzia contro il bioterrorismo, Leon Kennedy, ora affetto da una misteriosa malattia che ha già portato alla morte di altri sei sopravvissuti del disastro di Racoon City del ’98. Le storie dei due personaggi andranno ad incrociarsi continuamente durante la campagna, giungendo a scoprire la verità nascosta dei tragici eventi accaduti trent’anni prima oltre che ad un requiem per coloro che al tempo persero la vita.

Il comparto narrativo di questo nono capitolo risulta, esattamente come per gli episodi precedenti, molto semplice, non particolarmente profondo e non privo di svariate incongruenze logiche. Nonostante ciò, la storia funge comunque da buon pretesto per addentrarsi nell’avventura ed il risvolto finale si è rivelato davvero sorprendente per una saga simile. Bisogna, inoltre, ricordare che, dal momento che quest’anno il franchise horror di Capcom ha compiuto trent’anni, gli sviluppatori hanno deciso di inserire in Requiem svariati cameo e citazioni ai primi giochi della serie, molti dei quali sono un piacere da trovare, mentre altri risultano forse un po’ superflui, ma nel complesso il gioco è riuscito a presentarsi come un degno omaggio alle origini di Resident Evil.

Gameplay

Dal punto di vista ludico Requiem è riuscito nell’arduo compito di risultare il miglior punto d’incontro tra le due anime della serie, ovvero quella più survival e quella più action. Il gioco può essere vissuto sia in prima che in terza persona con entrambi i personaggi. La telecamera è, in entrambi i casi, realizzata molto bene, ma il modo migliore di immergersi nell’esperienza è, come consigliato dal titolo stesso, giocare con Grace in prima persona, mentre con Leon in terza. In caso le vogliate invertire, le visuali funzionerebbero comunque bene, seppur potrebbe risultare evidente come le fasi fossero pensate per un’altra prospettiva.

Il gameplay con Grace riprende a piene mani da ciò che abbiamo visto con Resident Evil Biohazard (2017) e Resident Evil 2 (2019), dunque ci ritroveremo con poche munizioni, pochi spazi dell’inventario, il quale man mano espanderemo e dovremo gestire. Quindi saremo catapultati in situazioni in cui non potremo far altro che accovacciarci per non farci notare oppure fuggire di corsa dai nemici. Torna la stanza di salvataggio, in cui salvare i propri progressi con la macchina da scrivere, il baule in cui posare gli oggetti e la mappa, mentre le novità sono rappresentate dalla presenza di un nuovo tipo di zombie, dotati ognuno di una propria personalità e raggirabili proprio per quest’ultima, ottenendo, quindi, la maggior varietà che abbiano mai avuto nella serie, e della loro trasformazione in “blister heads”, creature quasi inarrestabili, in caso lasciassimo i loro corpi per terra dopo averli uccisi. Con Grace è anche presente un sistema di crafting per produrre munizioni, cure ed altro tramite il sangue infetto dei nemici abbattuti e scarti metallici che troveremo in giro per la mappa. In questo capitolo è, inoltre, presente un nuovo oggetto, l’iniettore emolitico, con cui saremo in grado di abbattere con un solo colpo ogni tipo di zombie con un po’ di cautela, senza che questi si rianimino in futuro. Le fasi in cui vestiremo i panni dell’analista dell’FBI riusciranno a restituire al giocatore un misto di tensione, sorpresa e divertimento senza precedenti nella saga, risultando come le migliori parti survival horror di quest’ultima fino ad ora. Nonostante ciò, bisogna ammettere che l’incipit delle vicende si dilunga un po’ troppo, e che nei capitoli futuri sarebbe preferibile trovare un’alternativa al luogo comune del “trova i tre oggetti”, che alla lunga diventa ripetitivo, ma tutte queste sono sbavature perdonabili rispetto al grande lavoro svolto in generale.

La necessità di spegnere la tensione accumulata con la Ashcroft, però, si avverte, si è, dunque, rivelato geniale il ritorno di Leon per svolgere questo compito. Le sue fasi ricalcano il gameplay di Resident Evil 4 (2023), quindi, sparando svariate volte agli avversari, avremo la possibilità di tirargli un potente calcio, per poi finirli con l’ascia, che sarà anche in grado di parare gli attacchi. Queste sezioni offrono grande adrenalina, una buona varietà di situazioni e contribuiscono a donare all’esperienza un ritmo magnificamente gestito. Bisogna tener conto, però, delle bossfight, generalmente discrete, ma mai eccezionali come negli altri Resident Evil recenti, mentre alcune sono state addirittura riciclate da questi ultimi, e che l’azione sfrenata supera un po’ il limite con l’utilizzo della motosega a Racoon City. Nel complesso anche queste parti del gioco riescono molte volte a spiccare, risultando delle ottime variazioni rispetto al gameplay di Grace.

Il sistema di combattimento, punto centrale dell’opera, è stato realizzato in maniera eccellente, grazie, soprattutto, all’ottimo feedback delle armi, mentre gli enigmi sono davvero risicati e fin troppo semplici, persino per i bassi standard della serie.

Comparto tecnico ed audio

Dal punto di vista tecnico Resident Evil Requiem è un piccolo miracolo. Il RE Engine è stato utilizzato magistralmente e, infatti, grazie a delle texture di altissimo livello, dei modelli poligonali curati in ogni minimo dettaglio, un’ottima fisica, un’illuminazione spacca mascella ed un’effettistica eccezionale, l’ultima fatica di Capcom si è presentata come uno spettacolo per gli occhi. Anche l’audio è davvero ottimo, così come il doppiaggio in italiano, mentre la colonna sonora risulta abbastanza buona per accompagnare l’azione.

Conclusioni

In definitiva Resident Evil Requiem, seppur con degli eccessi sia nella pesantezza delle fasi di Grace, che nell’azione sopra le righe di Leon, e nonostante riferimenti e cameo che verso la fine dell’esperienza prendono il sopravvento, si è rivelato un ottimo capitolo dell’iconico franchise di Capcom, se non addirittura il migliore, proprio per aver equilibrato le due anime della serie, fino ad adesso considerate inconciliabili, ed averle rifinite come mai prima d’ora. Dunque un titolo eccezionale anche nel suo essere imperfetto, oltre che uno dei migliori survival horror sul mercato, consigliato, quindi, a tutti gli amanti del genere, ma anche a chi vi si vuole approcciare per la prima volta.

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